COPERTINA
Introduzione all’opera.
Le poesie giovanili, suscitate dalla vita agreste e pastorale vissuta nel paesino montano di origine, innescano una poetica del sentimento e della contemplazione che trasforma gli scenari giornalieri in momenti interiori impressi a volte in piccoli componimenti, altre in una costruzione complessa e articolata tale da produrre liriche colme di parole, forme figurative ed allegoriche.
La poesia legata all’accadimento giornaliero, non necessariamente influenzata da grandi avvenimenti, ma suscitatrice di patos che alimenta la lotta contro le difficoltà del momento, rafforza la solitudine e le barriere separatrici dell’uomo della strada dalle organizzazioni di potere globalizzate. L’immagine di una guerra continua nel mondo, racchiusa negli occhi di un ragazzo e poi giovane uomo, che non ha possibilità alcuna di evitare a causa della sensibilità d’animo, sconvolge l’apprendimento scolastico e la spinta all’inserimento sociale che lo sottopongono a continui mutamenti contestuali da riporre nel borgo montano, l’unico luogo di tranquillità e di pace. Altrove è smarrimento. Dove andare? Cosa fare? E perché? Sono le grandi domande che l’autore non riuscirà mai a spiegare e soprattutto non riuscirà mai a tacere ai suoi grandi affetti familiari. L’amore per la poesia diventa morboso. Capisce che il mondo è fatto di altro. Scienza e tecnica imperversano. La poesia ha poco da dire. Le sue carte, se pur belle, gli rimangono in mano e il suo messaggio al mondo resta sconosciuto, la sua grande spinta collaborativa imprigionata dal non senso dell’emarginazione a cui soccombono esseri come lui. Si accorge di dover vivere nelle retrovie del mondo, che prima celebra negli scritti e poi se ne impossessa diventando egli stesso l’artefice, ma col dilagare della droga ne esce incolume e ritorna al suo ruolo di spettatore attento e riflessivo, distaccato e assente dalle grandi pulsioni che aveva avuto nella fase della crescita. Eppure non mostra mai cedimenti, anzi cerca sempre una ragione di più per andare avanti, aprendo anche grossi interrogativi su Dio. Ma la fase più bella della poesia iniziale si consacra nell’osservazione della natura, dove egli riscopre una sofferenza interiore persino nella luce, nel raggio esile che colpisce il mondo circondato dall’inesorabile buio in grado di rubare anche al suo occhio attento tutte le sfumature delle colorazioni e l’entità funzionale degli oggetti. Lo stordimento lo rende simile all’umanità forse drogata, forse sorda, sicuramente non attenta allo scorrere del tempo e alla fine della vita. Questo il grande dramma da superare, questa la paura giornaliera del suo vivere. Ma ciò che più lo turba è l’ammassamento dei popoli dell’Est nel circondario di Roma e il consequenziale smantellamento dell’impero sovietico che doveva precedere l’arrivo dell’ondata africana, rendendo l’Italia il più grande crocevia al mondo dell’umanità impazzita nel rimescolamento dei colori e delle vesti. Alla guerra delle bombe intelligenti si contrappone la guerra dei popoli ottenebrati dalle chiacchiere dei giornali e dalla bassa propaganda della democrazia occidentale. Questa verità, che solo lui riesce a cogliere in tempo, lo mette al riparo dai grossi rischi del mondo, ma lo rende inerte e utile solo a se stesso. Via via perde le amicizie migliori; la maggior parte deridono il suo ruolo di poeta e lo allontanano come un malato mentale. Ciò, invece di produrre ravvedimento, rafforza la convinzione che la poesia lo ha salvato. L’amore per i suoi scritti è un senso di riconoscimento di salvezza o il ritorno a nuova vita, è il riproporre un passo del destino che è stato utile vivere, ma ancor più necessario si dimostra per l’avvenire. Il disarmo dell’umanità è proprio l’assenza della poesia e la sua assenza arma i popoli l’uno contro l’altro.